SILENZIO – Una riflessione sul possibile ruolo della TV

03/07/2018

SILENZIO – Una riflessione sul possibile ruolo della TV

Ci sono case nelle quali la televisione serve, non tanto per svago o necessità d’informazione… in queste case la TV copre un silenzio intollerabile, nasconde la consapevolezza della mancanza del dialogo e impedisce la possibilità di osservarsi. In alcune case il silenzio è insopportabile… allora si accende la TV, magari anche ad un tono di volume un po’ alto, così da riempire ogni angolo di silenzio, ogni frazione di incomunicabilità. Si teme non solo di incontrare l’altro accanto, ma anche se stessi. La TV satura e sembra proteggere dal contatto con se stessi e coi propri conviventi.

Altre volte si preferisce coprire col rumore della televisione la confusione relazionale, le domande degli altri e la voce del proprio pensiero. “Grazie” alla TV non si crea spazio per i pensieri e per le emozioni. Orecchi ed occhi sintonizzati sulla televisione per evitare il mondo intorno, per non parlare più, per non sentire più veramente le emozioni: il dolore, la frustrazione, la delusione, l’amarezza, ecc.

Nulla succede nella stanza, qui ed ora, ma tutto accade in TV, in un posto lontano. In un ambiente virtuale rapidamente adattabile alle proprie necessità, sen

03/06/2018

RANCORE – Cinque modi per nutrire il rancore

A tutti è capitato, prima o poi nella vita, di aver nutrito rancore o di essere stati oggetto di rancore. Il rancore è un sentimento di odio, sdegno, un risentimento profondo, non manifestato apertamente, ma tenuto nascosto e covato nell’animo. I rancori possono essere di breve durata o perdurare nel corso della vita e portare alla perdita o alla distruzione di relazioni importanti. Alcune persone sono maggiormente predisposte nel serbare rancore a causa del loro temperamento e per la scarsa attitudine al confronto durante i conflitti. Altre assumono comportamenti evitanti per non affrontare le proprie e le altrui emozioni.

Ci sono diversi modi per continuare a nutrire rancore. Di seguito i più comuni:

  1. Malintesi e supposizioni

A volte si pensa erroneamente che gli altri abbiano cattive intenzioni quando invece non è sempre così. Se non si è consapevoli delle proprie proiezioni è molto probabile che nasca rancore.

  1. Aspettative irrealistiche

Può accadere di avere grandi aspettative e quando non sono corrisposte ci si

07/05/2018

VIOLENZA – Il controllo coercitivo nella coppia

Isolamento. Minacce. Umiliazioni. A volte anche abusi fisici. Queste sono le armi del controllo coercitivo, una strategia usata da alcune persone nei confronti del proprio partner. Una relazione che dovrebbe implicare sani sentimenti ed un sostegno amorevole si trasforma in una trappola per il dominio sull’altro. Sebbene il controllo coercitivo possa apparire in una varietà di relazioni, il più diffuso è il caso in cui un uomo usa il controllo coercitivo contro la moglie, la compagna o la fidanzata. Tuttavia, le persone di qualsiasi genere e orientamento sessuale possono essere carnefici o ritrovarsi vittime.

Alcune persone, attraverso il controllo coercitivo, abusano del partner fisicamente e/o sessualmente, ma tante altre usano il controllo coercitivo senza ricorrere alla violenza fisica. Amici e parenti della coppia non sempre sono in grado di cogliere i segni del controllo coercitivo, infatti, chi lo mette in atto si presenta come un ammaliatore.

Le persone vittime del controllo coercitivo diventano ansiose e spaventate. Il controllo coercitivo li priva della loro indipendenza, del senso di sé e dei diritti fondamentali, come quello di prendere decisioni sul pro

05/04/2018

RABBIA – Sette false credenze sulla rabbia

La rabbia è un’emozione potente spesso fraintesa. I malintesi sulla rabbia generano inutili condizionamenti  e comportamenti disfunzionali. Di seguito sette false credenze che necessitano di essere rivalutate:

  1. La rabbia è un’emozione negativa?

Non è sbagliato sentirsi arrabbiati. La rabbia è un’emozione comune e salutare. In realtà, molte cose positive derivano dalla rabbia dalla quale possono scaturire anche cambiamenti costruttivi.

  1. Rabbia e aggressività sono la stessa cosa?

Molte persone confondono la rabbia con l’aggressività. Mentre sentirsi arrabbiati è sano, i comportamenti aggressivi non lo sono. Esistono modi sani per affrontare la rabbia senza ricorrere a modalità aggressive.

  1. La gestione della rabbia non funziona?

Quando le persone non hanno capacità di gestire la propria rabbia possono avere problemi in tutti gli ambiti della vita. La psicoterapia, individuale o di gruppo, è uno strumento potente che aiuta la persona a divenire consapevole delle proprie dinamiche, a gestire e ridurre le reazioni aggressive.

  1. La rabbia è tutta “nella testa”?

La rabbia coinvolge mente e corpo. Quan

05/03/2018

BULLISMO – Quando i figli bullizzano i genitori

Tutti i bambini hanno personalità e temperamenti unici, ma quelli che bullizzano i propri genitori hanno tratti davvero peculiari. Di seguito i tre stili prevalenti:

  1. Il bullo provocatore

Tuo figlio si oppone costantemente a te? Ti minaccia? I suoi atteggiamenti rabbiosi ti allarmano?

Questi bambini hanno in prevalenza comportamenti estremamente conflittuali e oppositivi e fanno sempre il contrario di quello che gli viene suggerito o chiesto. Impulsivi, impazienti e imprudenti, i bulli provocatori vogliono solo vivere secondo le proprie condizioni. Respingono in modo aggressivo ogni tentativo dei genitori di gestire il loro comportamento. Ipocriti e pieni di sé, ma con falsa fiducia, provano gusto nel dibattito e sono ostinati a primeggiare in ogni disputa. Per loro “avere ragione” è la priorità piuttosto che vivere nel rispetto e andare d’accordo. Determinati ad andare per la loro strada, non si fermeranno davanti a nulla. Quando si cerca di soverchiare la situazione o ribellarsi alla loro prepotenza possono diventare ossessivi e molesti fin

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17/11/2017

AMORE – La paura di dire “ti amo”

Quando è stata la prima volta che hai detto “ti amo” a qualcuno? Quando è stata la prima volta che qualcuno lo ha detto a te? Alcune persone provano una tremenda difficoltà ad esprimere questo sentimento. Quali sono i motivi di tanta esitazione? Sembra che sia principalmente la paura ciò che queste persone restituiscono…

  1. Paura dell’impegno

Certe persone avvertono come gravose le parole “ti amo” e non sono pronte a promettere qualcosa che hanno paura di dare. Tanto più il loro partner li stimola con queste parole, tanto meno è probabile che loro le utilizzino. Ci possono essere dei sentimenti, ma la paura dell’impegno impedisce che l’amore sia restituito verbalmente.

Perché alcune persone temono di impegnarsi? Fare una scelta significa anche escludere tutte le altre possibilità. Questo viene percepito come limitante e innesca paura, a prescindere dai sentimenti provati per il partner. Si ha la sensazione che la vicinanza e l’impegno portino con sé ingenti responsabilità. Si avverte la paura di diventare vittime di una serie di costrizioni. Inoltre, il pensiero di dover soddisfare le esigenze

24/03/2017

RELAZIONI – Sposati col lavoro: quando il lavoro sostituisce gli affetti

Oggi giorno tantissime persone, per svariati motivi, dedicano la maggior parte del proprio tempo e delle proprie energie al lavoro. Questo articolo si riferisce alla situazione specifica di chi vive il lavoro come luogo di rifugio dalle relazioni autentiche e come spazio dove costruire se stessi attraverso il proprio ruolo lavorativo.

Incanalare tutta la propria energia nel lavoro, a discapito delle relazioni, può avere un prezzo elevato. Per alcune persone, essere “sposati” con il lavoro significa molto spesso aver scelto, seppur inconsciamente, di non essere disponibili alla connessione emotiva con gli altri. Sebbene l’idea di una vita impegnata a tenere lontano gli affetti possa risultare terribile, per queste persone è un imperativo. L’eccessiva dedizione al lavoro diventa così un modo per filtrare i contatti emotivi tramite il ruolo lavorativo ed evitare il peso dei legami autentici.

Solitamente la paura, spesso inconscia, dell’intimità, del calore e della confidenza, affonda le sue radici in esperienze emotive infelici che risalgono alla prima infanzia. Spendere una quantità esagerata di tempo ne

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19/12/2016

DEPRESSIONE – Spiegando la mia depressione a mia madre: una conversazione

Opera originale: “Explaining my depression to my mother: A conversation” di Sabrina Benaim 

«Mamma, la mia depressione è un mutaforma. Un giorno è piccola come una lucciola nel palmo di un orso, il giorno successivo è l’orso. In quei giorni mi fingo morto fin quando l’orso non mi lascia in pace. I giorni difficili li chiamo “giorni bui”.»

Mamma dice: «Prova ad accendere delle candele.»

Ma quando vedo una candela vedo l’interno di una chiesa, il barlume di una fiamma, scintille di una memoria più giovane di mezzogiorno. Sono in piedi accanto alla sua bara aperta. E’ il momento in cui comprendo che tutti quelli che conoscerò prima o poi moriranno.

«Vedi mamma, non ho paura del buio… forse questa è una parte del problema.»

Mamma dice: «Pensavo che il problema fosse che non riesci ad alzarti dal letto.»

«Non posso, l’ansia mi tiene in ostaggio dentro casa mia, dentro la mia testa.»

Mamma dice: «Da dove viene quest’ansia?»

13/12/2016

ANSIA – Genitori ansiosi o bambini stressati?

8 modi per gestire la situazione

Stati d’ansia o esperienze di stress sono sempre più comuni anche nei bambini. Come si possono aiutare i propri figli ad affrontare questi stati emotivi?

1. Incoraggiare i bambini ad affrontare ed esprimere le paure

Quando si prova paura, cercare di evitarla può diventare un automatismo. Tuttavia, fuggire dalle situazioni ansiogene contribuisce a mantenere alto il livello d’ansia. Invece, quando un bambino vive e sperimenta i propri timori, l’ansia percepita si riduce spontaneamente nel tempo. Il corpo umano non è programmato per rimanere in uno stato d’ansia per lunghi periodi, infatti, l’agitazione si riduce entro 20-45 minuti se si sceglie di affrontare la situazione ansiogena. E’ inoltre fondamentale invitare il bambino ad esprimere il proprio stato d’animo ed essere aperti e disponibili all’ascolto. Se il bambino sente preoccupazione o spavento non è di alcun conforto rispondergli “No, non lo sei!”. In questo modo gli si fa credere che non lo si sta ascoltando e, peggio ancora, si consolida il lui la percezione che nessuno sta capendo il suo stato d’animo.

23/09/2016

CONDIZIONAMENTI – La conoscenza di sé e il “bambino del passato”

Gli adulti sono lo specchio del mondo dei bambini

In difesa dei bambini che siamo e che siamo stati

In genere la nostra cultura tende a sminuire il bambino e quello che prova e sono pochi coloro che sfuggono a questo modo di pensare. È inevitabile che genitori e i caregiver (coloro che si prestano alle cure educative del bambino) siano portatori di atteggiamenti derivati dalla cultura dominante e per questo non li si può ritenere colpevoli di comportamenti che riflettono soltanto tendenze della società.

La nostra cultura esprime costantemente un giudizio morale sui bambini, dividendoli in “buoni” e “cattivi”. Il mondo degli adulti pretende che i bambini si assumano alcune piccole responsabilità a riconoscimento delle cure e delle “comodità” concesse, ma la pretesa degli adulti impone al bambino di non rispettare la responsabilità che il bambino stesso ha verso il proprio mondo. E’ luogo comune ritenere che i bambini vivano una vita felice, spensierata e senza problemi. In realtà il bambino affronta anche periodi di crisi, di ev

20/11/2015

SENSO DI COLPA – Il peso psicologico del senso di colpa

Il senso di colpa irrisolto ed i suoi effetti malsani

La funzione primaria del senso di colpa è di avvertire noi stessi che abbiamo fatto o stiamo per fare qualcosa che va contro i nostri principi (ad esempio comprare qualcosa che non rientra nel budget, giocare ai videogiochi invece di lavorare, imbrogliare, ecc…) o nuoce direttamente o indirettamente a qualcuno.

Grazie alla sua sgradevolezza il senso di colpa svolge la fondamentale funzione di preservare le nostre relazioni personali, familiari e di comunità. Ad esempio, quando feriamo una persona con un comportamento aggressivo o irrispettoso, il senso di colpa ci avverte della sua fragilità compromessa, riporta all’attenzione la sua importanza e induce a scusarci per il bisogno di riparare la relazione.

Prima di considerare il senso di colpa per il suo ruolo costruttivo originale è bene comprendere che non tutte le dinamiche scaturite dal senso di colpa possono essere benefiche a lungo termine. Se in giuste dosi il senso di colpa può essere d’aiuto e costruttivo, in dosi più elevate diviene un predone che avvelena la serenità e le relazioni a noi più care.

Ch

12/10/2015

RAPPORTO DI COPPIA – Risposta alle domande più frequenti

Le dinamiche dell’innamoramento nel rapporto di coppia

Ci si innamora per caso?

Spesso ci succede di essere attratti in modo quasi immediato di una persona che magari conosciamo da poco tempo.

Perché si innescano questi meccanismi per cui due individui si attraggono inconsapevolmente?

L’attrazione, per capirci la chimica, non nasce per caso! Si è già predisposti inconsciamente a quel tipo di persona (non a quella persona ma a quel tipo di persona). Da un punto di vista psicoanalitico le motivazioni sono riconducibili al proprio inconscio storico.

Cos’è l’inconscio storico?

Ognuno di noi, fin dalla nascita, vive ed alimenta un inconscio parallelo che spesso si incastra e si estrinseca nella vita reale tanto da condizionare le nostre scelte.

Dal terzo anno di vita il nostro  inconscio storico traccia una sorta

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18/09/2015

MAL D’AMORE – L’energia creativa dell’amore

Come si fa a guarire dal mal d’amore, smettere di soffrire se ti sei innamorato e non vieni ricambiato?

Una delle domande che più spesso mi viene rivolta su questo argomento è: “Come si fa a guarire di mal d’amore, smettere di soffrire se ti sei innamorato e non vieni ricambiato?”.

Ci si innamora nel momento in cui si trova una persona che si ritiene con le caratteristiche giuste, quella ideale per se stessi, quella che meglio rappresenta i propri desideri o le proprie aspettative. L’innamorato è attratto della persona con la quale pensa di costruire un nuovo progetto di vita insieme, di chi gli fa intravedere una nuova futura possibile esistenza. Inizia così un momento creativo condiviso e perseguito con il partner. Il soggetto si sente di avere un’affinità profonda con la persona amata e vive l’amore come qualcosa che contribuisce all’armonia del mondo, alla perfezione del “suo” universo.

Se la relazione d’amore non è più condivisa, la persona rifiutata si sente abbandonata e vede tradito il patto d’amore, lo scambio di pro

08/03/2015

SEPARAZIONE – Separazione e Figli: gli 8 fattori protettivi

Di fronte alla separazione dei genitori quasi tutti i figli sono tristi. Questo non significa che saranno inevitabilmente infelici per una vita intera. Infatti, la grande maggioranza non si troverà, negli anni successivi, in condizione di svantaggio rispetto alle famiglie intatte per ciò che riguarda, ad esempio, le capacità relazionali, il successo a scuola o nel lavoro. Questo è stato dimostrato da due ampie ricerche statunitensi sulle dinamiche del divorzio, che hanno accompagnato ed osservato figli di genitori separati nell’arco di decenni (Hetherington e Kelly, 2002; Wallerstein, Lewis e Balkeslee, 2000). Questi studi hanno però anche riscontrato che nei figli di coppie separate sussiste un maggior rischio di problematicità e difficoltà nel gestire la propria vita se i genitori non si attengono ad alcune regole di comportamento.

Per mantenere la serenità e il benessere, anche futuri, dei propri figli, i genitori devono compiere maggiori sforzi di quelli che sono necessari nelle famiglie intatte. Se i genitori ci mettono quest’impegno, non hanno nulla da rimproverarsi per il fatto che la famiglia che avevano creato si è dissolta.

I seguenti “fattori protettivi” agiscono in modo

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