DEPRESSIONE – 7 segnali della depressione post partum

08/11/2018

DEPRESSIONE – 7 segnali della depressione post partum

Dopo aver affrontato un parto più o meno difficile e doloroso, la madre può finalmente stringere tra le braccia la piccola vita che ha portato in grembo per nove mesi. Ma cosa può succedere dopo? Il neonato richiede attenzioni, molte attenzioni. Si affrontano importanti privazioni del sonno, ormoni turbolenti, oltre a tutta una serie di aspettative culturali correlate al legame, al senso di beatitudine che ne deriverebbe e all’essere una madre “perfetta”. Considerato ciò, è importante non sottovalutare alcuni segnali che potrebbero indicare una situazione di depressione post partum (da non confondere con il baby blue).

Questo articolo parla alle madri, ma non si rivolge solo a loro. Troppo spesso in passato le donne con depressione post partum sono state ignorate o sottovalutate. Questo tema riguarda tutte le persone vicine alle neomamme (famigliari, amici e professionisti della salute).

Quali sono i segnali della depressione post partum?

1. Ti senti in colpa 

Ti senti in colpa, pensi di non fare abbastanza o di dover gestire le cose in un modo migliore. I pensieri che implicano il “dovrei” sono

10/09/2018

BENESSERE –  Dare valore alla propria storia emotiva

La scelta di chiedere un aiuto psicologico spesso rappresenta la fine di un percorso fatto di dolore, angoscia e vane speranze di risolvere un problema da soli. Infatti, chi indugia nel chiedere un aiuto professionale può essere pervaso da pensieri negativi su si sé, motivazioni o giustificazioni che rendono difficile esprimere la richiesta di sostegno. Chiedere aiuto, ad esempio, può significare ammettere di non essere riusciti a superare una difficoltà da soli e per questo ci si deve confrontare col proprio vissuto di fallimento, con la paura di essere senza speranze, col timore di essere giudicati, col bisogno di fidarsi di qualcuno che si teme non capisca la propria situazione. Alle volte ci si rivolge ad altre figure professionali perché non si riconosce il problema come psicologico o si ritiene che lo psicologo sia colui che “cura i matti”.

I pregiudizi o la cattiva informazione bloccano la richiesta di aiuto consentendo al malessere di aumentare. Inoltre, nei casi in cui il sintomo sia vissuto nel corpo, è facile pensare che il problema sia esclusivamente medico trascurando completamente il peso della componente emotiva e psicologica.

Ogni giorno le nostre azion

19/01/2018

PROCRASTINAZIONE – La procrastinazione: dieci cose da sapere

Il termine procrastinare deriva etimologicamente dal latino pro (avanti) e crastinus (domani), col significato di “rimandare al domani” allo scopo di temporeggiare o, addirittura, di non fare ciò che si dovrebbe.

Ci sono molti modi per complicarsi la vita e uno di questi è procrastinare. Le persone che procrastinano si danneggiano sabotandosi. Inconsciamente mettono ostacoli sul proprio cammino. Scelgono percorsi che danneggiano le loro prestazioni. Perché dovrebbero farlo?

Dieci cose da sapere:

1. Secondo le ricerche condotte alla DePaul University di Chicago e alla Carleton University di Ottawa, il 20% delle persone ammette di essere un procrastinatore cronico. Procrastinare, infatti, diventa uno stile di vita anche se disadattivo. Coinvolge tutti gli ambiti della vita. Ad esempio, non pagare le bollette in tempo, perdere opportunità favorevoli, non incassare buoni regalo o assegni, presentare la dichiarazione dei redditi in ritardo, etc.

14/12/2017

CAMBIAMENTO – Lo Spirito del Natale Passato, Presente e Futuro

Quali cambiamenti puoi suggerire a te stesso?

Era il Dicembre del 1843 quando Charles Dickens pubblicava la raccolta “Libri di Natale” contenente l’ormai celebre “Il Canto di Natale” (titolo originale “A Christmas Carol”). Questa favola, divenuta presto una tra le più famose al mondo, affronta temi esistenziali fondamentali quali il cambiamento, la ritrovata consapevolezza, la redenzione dagli errori passati e la promessa di un domani migliore che può iniziare  proprio ora. Perciò, la si può ritenere ancora oggi estremamente attuale.

Questa fiaba racconta la storia di Ebenezer Scrooge, un avaro ed egoista usuraio che la notte di Natale cambierà la sua vita grazie all’incontro con lo Spirito del Natale Passato, lo Spirito del Natale Presente e lo Spirito del Natale Futuro. I tre gli faranno ripercorrere la sua esistenza fino a quel momento, gli mostreranno il misero presente e ciò che accadrà in futuro se non farà nulla per cambiare. Scrooge si risveglierà la mattina più consapevole, aperto a nuove possibilità e con una visione completamente nuova della propria vita.

Prendendo ispirazione da questo racconto, propongo di seguito un esercizio per incora

22/06/2017

SINTOMO – Il valore del sintomo

La parola “sintomo” è utilizzata nel linguaggio medico per indicare un fenomeno con cui si manifesta uno stato di malessere. In medicina il sintomo è indice di una latenza patologica, di un’irregolarità nel funzionamento ideale dell’organismo. Anche per questo oggi, nella percezione comune, è diffusamente vissuto e considerato soltanto come l’effetto di una condizione incoerente o viziata, da eliminare prontamente. In realtà, il sintomo racchiude in sé un significato più profondo, ma spesso negato. Pertanto, è possibile affermare che il concetto di sintomo implica quello di legame: il legame tra una superficie e la sua profondità inesplorata. Concentrarsi sull’eliminazione o l’annichilimento del sintomo, di fatto, vuol dire negare ogni possibile esplorazione e di conseguenza non riconoscerne la vera radice.

Alcune persone sostengono di “non credere” nella psicologia o nella psicoterapia, ammesso che ne conoscano le differenze, come se richiedessero un atto di fede o si trattasse di una mera ideologia. Questo pensiero tende a negare l’esistenza della dimensione psichica nella nostra vita. Negarne quindi l’evidenza scientifica, la concretezza, così come l’efficacia, è come continuare a considerare l’essere umano s

19/12/2016

DEPRESSIONE – Spiegando la mia depressione a mia madre: una conversazione

Opera originale: “Explaining my depression to my mother: A conversation” di Sabrina Benaim 

«Mamma, la mia depressione è un mutaforma. Un giorno è piccola come una lucciola nel palmo di un orso, il giorno successivo è l’orso. In quei giorni mi fingo morto fin quando l’orso non mi lascia in pace. I giorni difficili li chiamo “giorni bui”.»

Mamma dice: «Prova ad accendere delle candele.»

Ma quando vedo una candela vedo l’interno di una chiesa, il barlume di una fiamma, scintille di una memoria più giovane di mezzogiorno. Sono in piedi accanto alla sua bara aperta. E’ il momento in cui comprendo che tutti quelli che conoscerò prima o poi moriranno.

«Vedi mamma, non ho paura del buio… forse questa è una parte del problema.»

Mamma dice: «Pensavo che il problema fosse che non riesci ad alzarti dal letto.»

«Non posso, l’ansia mi tiene in ostaggio dentro casa mia, dentro la mia testa.»

Mamma dice: «Da dove viene quest’ansia?»

13/12/2016

ANSIA – Genitori ansiosi o bambini stressati?

8 modi per gestire la situazione

Stati d’ansia o esperienze di stress sono sempre più comuni anche nei bambini. Come si possono aiutare i propri figli ad affrontare questi stati emotivi?

1. Incoraggiare i bambini ad affrontare ed esprimere le paure

Quando si prova paura, cercare di evitarla può diventare un automatismo. Tuttavia, fuggire dalle situazioni ansiogene contribuisce a mantenere alto il livello d’ansia. Invece, quando un bambino vive e sperimenta i propri timori, l’ansia percepita si riduce spontaneamente nel tempo. Il corpo umano non è programmato per rimanere in uno stato d’ansia per lunghi periodi, infatti, l’agitazione si riduce entro 20-45 minuti se si sceglie di affrontare la situazione ansiogena. E’ inoltre fondamentale invitare il bambino ad esprimere il proprio stato d’animo ed essere aperti e disponibili all’ascolto. Se il bambino sente preoccupazione o spavento non è di alcun conforto rispondergli “No, non lo sei!”. In questo modo gli si fa credere che non lo si sta ascoltando e, peggio ancora, si consolida il lui la percezione che nessuno sta capendo il suo stato d’animo.

18/11/2016

COMPULSIONE A SPENDERE – Compro quindi sono

Come resistere all’impulso di “spendere, acquistare e consumare”?

Attualmente sempre più prodotti non sono venduti per le loro caratteristiche tecniche o utilitaristiche, ma piuttosto per il temporaneo sollievo psicologico che procurano. Molte persone fanno affidamento sullo “spendere, acquistare e consumare”, fino ad esserne anche dipendenti, come fosse una sorta di “stampella psicologica”. Attraverso gli oggetti si tenta di comprare un’immagine di sé e definire il proprio valore. Gli oggetti di consumo si trasformano così in dichiarazioni di qualità personali. È una questione di identità, immagine e valore che si attribuisce a se stessi attraverso ciò che si acquista, un modo per definire se stessi, compensare mancanze, gestire emozioni o sostituire un senso di vuoto interiore. L’avere sostituisce l’Essere.

  1. Essere presenti e consapevoli dell’impegno verso se stessi

Fare ricorso a strategie pratiche che possono essere utilizzate quotidianamente per affrontare l’emergenza dell’impulso ad acquistare. Una tecnica può essere, ad esempio, quella di scrivere un diar

27/10/2016

PERDERE – Gratta e vinci: compulsivi per legge

Propongo questo video per mettere in luce alcuni aspetti psicologici sui quali fanno leva le campagne pubblicitarie sul gioco d’azzardo. Il fenomeno della dipendenza da gioco è in costante aumento provocando disagi e problematiche individuali, famigliari e sociali.

Vorrei inoltre sottolineare che, intrinseco all’approccio psicologicamente manipolatorio di questa forma di pubblicità, si annida un altro e più complesso problema. Il gioco d’azzardo, in tutte le sue forme, costituisce una vera e propria trappola per le persone fragili, in difficoltà emotiva ed economica. Ciò detto, chi propone questa forma di “svago” si premura esclusivamente di vendere il proprio business, incurante delle gravi conseguenze per la salute psicologica e dei costi di recupero, sia in termini economici che di impegno individuale per riconquistare gli affetti e le relazioni che la dipendenza da gioco strappa alla vita. Se si considerassero tutti questi aspetti si vedrebbe allora la realtà: il gioco d’azzardo è perdere, è smarrirsi, è un grande debito per tutti. Un business che viene dunque perpetrato ai danni della salute delle persone e della collettività.

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28/09/2016

Monkey Mind – La ruminazione mentale

Spesso la vita di tutti i giorni porta in sé ansie e preoccupazioni e di conseguenza la mente è impegnata in un “chiacchiericcio” incessante. Può accadere di ritrovarsi imprigionati in un circolo vizioso di ruminazioni in cui si continuano a ripetere interiormente emozioni e ricordi angosciosi.

Così come un criceto intrappolato sulla ruota di un dolore emotivo che corre senza mai arrivare in nessun luogo, la ruminazione mentale non dà accesso a nessuna nuova visione delle cose che possa risanare le ferite psicologiche.

Gli orientali utilizzano il termine “monkey mind”, traducibile letteralmente in “mente di scimmia” per descrivere il carattere instabile, inquieto ed incontrollabile del logorio mentale. Una semplice e basilare meditazione per interrompere la “monkey mind” è prestare attenzione al proprio respiro; divenire consapevoli dell’inspirazione e dell’espirazione. Con la pratica regolare di questo semplice esercizio si radica la mente nel momento presente, il qui ed ora, per ristabilire la chiarezza mentale e la calma, piuttosto che inserire il pilota automatico e farsi guidare da esperienze passate negative o dalle aspe

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12/09/2016

ADOLESCENZA – Alcolismo giovanile: l’illusione di potersi accettare

Il fenomeno dell’alcolismo non esclude adolescenti e pre-adolescenti che, influenzati da pressioni sociali, mediatiche e pubblicitarie, si avvicinano all’alcol ricercando intenzionalmente l’ebrezza fino ad ubriacarsi.

Tra le nuove forme di consumo ha preso sempre più piede tra i giovani il Binge Drinking, ovvero l’abbuffata alcolica, in cui ragazzi e ragazze ingeriscono intenzionalmente e in poco tempo differenti bevande alcoliche fino a perdere il controllo. Tra i motivi di questo comportamento c’è un bisogno adolescenziale di star bene con gli altri e di integrarsi socialmente, ma anche un modo per ricercare sollievo, disinibizione o per allontanare problemi, insicurezze e sentimenti di inadeguatezza personali, considerando l’alcol una sorta di rimedio per fuggire dalla solitudine o da stati d’animo negativi.

Un altro approccio estremo è la Drunkoressia. I giovani, soprattutto le ragazze, bevono molto fino ad anestetizzarsi per annullare il senso di fame e l’inquietudine emotiva. Questi adolescenti rinunciano intenzionalmente al cibo per compensare l’apporto di calorie che intendono a

10/08/2016

INFELICITÀ – Gli 8 Atteggiamenti negativi dell’infelice cronico

Gli 8 atteggiamenti che predispongono all’infelicità cronica

Talvolta nella vita tutti noi sperimentiamo pensieri negativi. Come gestiamo i nostri atteggiamenti può determinare la differenza tra la fiducia o la paura, la speranza o la disperazione, la padronanza o il vittimismo, la vittoria o la sconfitta. Molteplici studi hanno rivelato come gli atteggiamenti negativi cronici possono andare a discapito della salute, della felicità e del benessere. Qui di seguito riporto otto pensieri negativi comuni alle persone cronicamente infelici, estratti dalle ricerche del Prof. Preston Ni.

1. La conversazione autolesionistica

Il linguaggio autolesionista è costituito da messaggi, inviati a noi stessi, che riducono la propria fiducia, debilitano le proprie capacità, abbassano il proprio potenziale rendimento e in ultima analisi, sabotano il proprio successo.

Il classico esempio di dialogo autolesionistico include frasi che incominciano con: 

10/07/2016

BINGE – Il ciclo Diet-Binge

10 suggerimenti per reclamare il proprio corpo

Cos’è il Binge Eating Disorder 

Il Binge Eating Disorder, o sindrome da alimentazione incontrollata, è un disturbo psicologico del comportamento alimentare che spinge il soggetto a compiere grandi abbuffate, in modo veloce e vorace, finché non è completamente sazio (sazietà percepita).

Nonostante tutto quello che gli annunci e le pubblicità di diete o prodotti per la linea dicono, entrare in un bikini “taglia zero” non dovrebbe essere il principale scopo nella vita. Né questo falso obiettivo aiuterà a raggiungere la gioia, l’autostima, la serenità o la fiducia in voi stessi. La nostra cultura pone una tale enfasi sull’apparenza che è difficile non lasciarsi influenzare da quella che è soltanto una versione, un’interpretazione della bellezza secondo la società moderna. Una proiezione ideale sostenuta dalla pubblicità e dai Media che a loro volta sono approvvigionati dall’industria multimiliardaria delle diete e dei prodotti associati.

Molte persone si parag

14/03/2016

DEPRESSIONE – I tre volti della depressione

La maggior parte delle persone usa la parola “depressione” per descrivere molte esperienze distinte e separate quali il dolore, la delusione, momenti di infelicità, la reazione ad un evento spiacevole ecc…

Quando utilizzo il termine “depressione” mi riferisco alla “depressione clinica”, il tipo di sofferenza mentale ed emotiva che viene diagnosticata da uno specialista della salute (psicologo, psicoterapeuta, medico psichiatra). Ho visto tante persone depresse nel corso degli anni e sulla base della mia esperienza ritengo plausibile delineare le radici della loro sofferenza in tre differenti aree, che non sempre sono da considerarsi distinte ma spesso si sovrappongono e si mescolano in vari modi.

Di seguito propongo una riflessione su 3 tipi di depressione e sulle loro origini, con l’intenzione di delinearne meglio le caratteristiche.

1. La rabbia post-bellica

A cominciare da Freud, gli psicoterapeuti hanno frequentemente notato il collegamento tra rabbia e depressione descrivendo questo specifico stato emotivo come “la rabbia rivolta all’interno”.

20/12/2015

NATALE – Infelicità natalizia: alcuni accorgimenti per cambiare prospettive

9 riflessioni per cambiare il proprio “umore nero”

Le festività natalizie possono essere molto difficili per le persone che provano infelicità, malinconia, depressione. Secondo una statistica di recente pubblicazione, negli Stati Uniti il 45% degli intervistati dichiara di temere il periodo natalizio e di provare difficoltà emotive ricorrenti durante questo momento dell’anno.

Il freddo austero dell’inverno, il clima di festa natalizia non sempre condiviso o altri motivi possono rendere la fine dell’anno un momento difficile per chi sta affrontando sfide emotive o di relazione. Una delle cause principali di questo diffuso “umore nero” è da ricondurre alle proprie aspettative fiabesche di difficile realizzazione.

Risuonano ancora i sublimi desideri del “bambino del passato”, in grado di canalizzare l’immaginazione attraverso la magia di addobbi, luci, colori, tradizioni religiose e diverse attività natalizie, che trasformavano le proprie fiabesche aspe

12/06/2015

INSONNIA – Insonnia: un possibile approccio risolutivo

L’approccio costruttivo personalizzabile e la comprensione del disagio

Un buon riposo notturno è fondamentale per la salute. Per alcune persone, purtroppo, una notte insonne è la norma: da una recente indagine più di 12 milioni di persone in Italia soffrono infatti di Disturbi del Sonno.

Per disturbo del sonno si intende quella condizione in cui i ritmi del sonno sono anomali al punto da interferire con il corretto funzionamento fisico, mentale ed emotivo: lo stress o l’ansia possono essere la causa di una notte insonne ed anche di una serie di altri problemi. Insonnia è il termine clinico che descrive la difficoltà ad addormentarsi e/o a mantenere il sonno, a svegliarsi troppo presto senza riuscire a riprendere sonno o all’impossibilità di sentirsi riposati al risveglio.

I disturbi del sonno non dipendono solamente dalle abitudini e dallo stile di vita ma molto spesso hanno origine psicologica. Angoscia, ansia, depressione, stress e preoccupazioni influiscono sul nostro stato d’animo sia nel

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