DEPRESSIONE – 7 segnali della depressione post partum

08/11/2018

DEPRESSIONE – 7 segnali della depressione post partum

DEPRESSIONE - 7 segnali della depressione post partum

Immagine di Tomer Hanuka

Dopo aver affrontato un parto più o meno difficile e doloroso, la madre può finalmente stringere tra le braccia la piccola vita che ha portato in grembo per nove mesi. Ma cosa può succedere dopo? Il neonato richiede attenzioni, molte attenzioni. Si affrontano importanti privazioni del sonno, ormoni turbolenti, oltre a tutta una serie di aspettative culturali correlate al legame, al senso di beatitudine che ne deriverebbe e all’essere una madre “perfetta”. Considerato ciò, è importante non sottovalutare alcuni segnali che potrebbero indicare una situazione di depressione post partum (da non confondere con il baby blue).

Questo articolo parla alle madri, ma non si rivolge solo a loro. Troppo spesso in passato le donne con depressione post partum sono state ignorate o sottovalutate. Questo tema riguarda tutte le persone vicine alle neomamme (famigliari, amici e professionisti della salute).

Quali sono i segnali della depressione post partum?

1. Ti senti in colpa 

Ti senti in colpa, pensi di non fare abbastanza o di dover gestire le cose in un modo migliore. I pensieri che implicano il “dovrei” sono ricorrenti. Ti senti inutile, come se non meritassi di essere una mamma. Non vuoi che nessuno sappia cosa stai provando e così nascondi quanto ti senti orribile. Pensi che confidandoti riceverai giudizi severi o ti toglieranno il bambino.

2. Non puoi essere rassicurata

Per la maggior parte del tempo ti senti sopraffatta, profondamente triste o ansiosa. Invece di confortarti, le rassicurazioni che ricevi ti sembrano una bugia. Non ti senti adeguata come madre fino a pensare che tutto sia stato un terribile errore.

3. Hai pensieri negativi ricorrenti

Immagini di fuggire e di non tornare mai più perché ritieni che la tua famiglia starebbe meglio senza di te. Temi ti possa succedere qualcosa di grave come un incidente, hai timore di poter fare del male a te stessa o al bambino. Puoi pensare anche che non valga la pena vivere.

4. Metti in discussione l’amore per il tuo bambino

Non senti affetto per il tuo bambino, vorresti ignorarlo o non prenderti cura di lui. Questo tipo di esperienza va ben oltre il tempo necessario per trovare una connessione, un canale comunicativo col tuo bambino. Ti scopri a mettere fortemente in dubbio i tuoi sentimenti e l’amore per la sua vita.

5. Sei arrabbiata e irritabile

Sei nervosa con il bambino, con il tuo partner o con chiunque ti si avvicini. Provi risentimento verso il tuo bambino perché ritieni ti abbia messo in difficoltà.

6. Ti senti inadeguata

Pensi di non essere abbastanza brava e di non poter rimediare a questo. Sei convinta di essere sbagliata come persona. Di conseguenza, comprometterai la vita del tuo bambino e sarà solo colpa tua.

7. Temi che tuo figlio non nutra amore per te

Preoccupata di non essere una brava madre, pensi di non piacere al tuo bambino e di non essere amata da lui. Sei convinta che lui possa essere infastidito da te e dal tuo comportamento.

Considerazioni finali

È importante precisare che non tutte le mamme sperimentano ogni segnale sopra descritto. A volte il disagio è forte ed evidente, mentre altre volte i sintomi sono più subdoli, erroneamente attribuibili ad una forte stanchezza. È fondamentale fare attenzione a ciò che si sente quotidianamente dentro di sé. Se la stanchezza è possibile, altre sensazioni e/o ruminazioni mentali dovrebbero far suonare un campanello d’allarme.

Il messaggio da portare a casa è questo: accudire un neonato è stancante fisicamente ed emotivamente, alle volte schiacciante, ma se senti di essere al limite meriti un aiuto. Se ti rivedi in quello che hai appena letto prendi in profonda considerazione la possibilità di consultare uno Psicologo Psicoterapeuta serio e vocato.

Dott.ssa Marcella Caria


ATTENZIONE! Il materiale pubblicato è volto ad essere spunto di riflessione sui temi trattati e non vuole essere in alcun modo sostitutivo di indicazioni e/o trattamenti terapeutici. La gestione di difficoltà e disagi emotivi deve sempre essere affrontata con l’aiuto  di professionisti del settore. E’ pertanto importante contattare direttamente una figura professionale competente affinché possa valutare la specifica situazione e fornire le adeguate indicazioni terapeutiche.