AMORE – La paura di dire “ti amo”

17/11/2017

AMORE – La paura di dire “ti amo”

Quando è stata la prima volta che hai detto “ti amo” a qualcuno? Quando è stata la prima volta che qualcuno lo ha detto a te? Alcune persone provano una tremenda difficoltà ad esprimere questo sentimento. Quali sono i motivi di tanta esitazione? Sembra che sia principalmente la paura ciò che queste persone restituiscono…

  1. Paura dell’impegno

Certe persone avvertono come gravose le parole “ti amo” e non sono pronte a promettere qualcosa che hanno paura di dare. Tanto più il loro partner li stimola con queste parole, tanto meno è probabile che loro le utilizzino. Ci possono essere dei sentimenti, ma la paura dell’impegno impedisce che l’amore sia restituito verbalmente.

Perché alcune persone temono di impegnarsi? Fare una scelta significa anche escludere tutte le altre possibilità. Questo viene percepito come limitante e innesca paura, a prescindere dai sentimenti provati per il partner. Si ha la sensazione che la vicinanza e l’impegno portino con sé ingenti responsabilità. Si avverte la paura di diventare vittime di una serie di costrizioni. Inoltre, il pensiero di dover soddisfare le esigenze

14/09/2017

IDENTITÀ – Uomini perfetti: il corpo teatro di emozioni taciute

Così come l’alcolismo era un tempo considerato un problema esclusivamente maschile, i disordini del comportamento alimentare e i disturbi dell’immagine corporea sono spesso erroneamente considerati come problemi esclusivamente femminili. Ad esempio, negli Stati Uniti la metà degli adulti in sovrappeso sono uomini e si stima che più del 25% delle persone con bulimia e anoressia siano maschi. Il National Institutes of Health americano denuncia che almeno un milione di uomini soffrono di disturbi alimentari. Uno sguardo alla letteratura professionale sul tema evidenzia che i disordini alimentari maschili siano stati tradizionalmente non riconosciuti, sottovalutati e generalmente fraintesi.

Durante la crescita, i maschi sono spesso scoraggiati dalla società ad esprimere le proprie emozioni perché considerate, erroneamente, un segno di debolezza. Sono molto più spronati ad essere emotivamente “duri”, “uomini che non devono chiedere mai”,  capaci “per natura” di gestire i problemi da soli. In realtà, questa falsa credenza educa alla rigidità emotiva e alla non espressione di se stessi. Infatti, anche i ragazzi, come le ragazze, attraversano nella vita momenti psicologi

22/06/2017

SINTOMO – Il valore del sintomo

La parola “sintomo” è utilizzata nel linguaggio medico per indicare un fenomeno con cui si manifesta uno stato di malessere. In medicina il sintomo è indice di una latenza patologica, di un’irregolarità nel funzionamento ideale dell’organismo. Anche per questo oggi, nella percezione comune, è diffusamente vissuto e considerato soltanto come l’effetto di una condizione incoerente o viziata, da eliminare prontamente. In realtà, il sintomo racchiude in sé un significato più profondo, ma spesso negato. Pertanto, è possibile affermare che il concetto di sintomo implica quello di legame: il legame tra una superficie e la sua profondità inesplorata. Concentrarsi sull’eliminazione o l’annichilimento del sintomo, di fatto, vuol dire negare ogni possibile esplorazione e di conseguenza non riconoscerne la vera radice.

Alcune persone sostengono di “non credere” nella psicologia o nella psicoterapia, ammesso che ne conoscano le differenze, come se richiedessero un atto di fede o si trattasse di una mera ideologia. Questo pensiero tende a negare l’esistenza della dimensione psichica nella nostra vita. Negarne quindi l’evidenza scientifica, la concretezza, così come l’efficacia, è come continuare a considerare l’essere umano s

12/05/2017

AIUTO – Perché chiedere aiuto è così difficile?

immagine di Erik JohanssonNonostante la cultura occidentale abbia fatto numerosi progressi nel de-stigmatizzare la psicoterapia, per tantissime persone risulta ancora difficile, se non addirittura l’ultima opzione possibile, chiedere un aiuto professionale. Infatti, ci sono una serie di strategie che solitamente vengono prese in considerazione prima di ricorrere alla terapia: parlare con amici e/o familiari; cercare un contatto con la propria guida spirituale o religiosa; leggere libri di auto-aiuto; guardare programmi TV che offrono rapide soluzioni per qualunque afflizione; navigare sul WEB cercando diagnosi e risposte “fai da te”; postare domande personali nelle chat rooms, magari in forma anonima, alla caccia di consigli ritenuti attendibili anziché superficiali.

Non si tratta di giudicare o valutare quanto necessarie siano queste risorse. Talvolta, infatti, alcune possono rivelarsi utili in prima battuta. Molte per

24/03/2017

RELAZIONI – Sposati col lavoro: quando il lavoro sostituisce gli affetti

Oggi giorno tantissime persone, per svariati motivi, dedicano la maggior parte del proprio tempo e delle proprie energie al lavoro. Questo articolo si riferisce alla situazione specifica di chi vive il lavoro come luogo di rifugio dalle relazioni autentiche e come spazio dove costruire se stessi attraverso il proprio ruolo lavorativo.

Incanalare tutta la propria energia nel lavoro, a discapito delle relazioni, può avere un prezzo elevato. Per alcune persone, essere “sposati” con il lavoro significa molto spesso aver scelto, seppur inconsciamente, di non essere disponibili alla connessione emotiva con gli altri. Sebbene l’idea di una vita impegnata a tenere lontano gli affetti possa risultare terribile, per queste persone è un imperativo. L’eccessiva dedizione al lavoro diventa così un modo per filtrare i contatti emotivi tramite il ruolo lavorativo ed evitare il peso dei legami autentici.

Solitamente la paura, spesso inconscia, dell’intimità, del calore e della confidenza, affonda le sue radici in esperienze emotive infelici che risalgono alla prima infanzia. Spendere una quantità esagerata di tempo ne

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16/02/2017

SALUTE – Felicità, fiducia e nuove prospettive

Quando parliamo di salute psicologica dobbiamo affrontare quotidianamente una scelta: perseguire il benessere o praticare lo stress. Come psicoterapeuta di frequente mi viene chiesta quale sia “la soluzione” a questi quesiti:

1. Come posso essere felice?

2. Come posso imparare a credere in me stesso e negli altri?

3. Come posso liberarmi dai pensieri ansiosi e concentrarmi sulle mie priorità?

Non esiste “la soluzione” che possa risolvere in ugual modo i problemi di persone diverse. L’esperienza di ognuno di noi è unica ed irripetibile. Per questo inequivocabile motivo non si possono distribuire superficiali e generiche indicazioni adatte a tutti. Invece, approfondire il “dialogo interiore” e lavorare sulle componenti di base per una vita soddisfacente può spianare la strada verso la conquista del benessere emotivo individuale.

I seguenti punti possono aiutare in questo senso:

1. Felicità – La felicità è momentanea e legata ai raggiungim

25/01/2017

SESSUALITÀ – Il sesso in terza età

Anche se la maggior parte delle persone crede che gli anziani non abbiano rapporti sessuali, il mio lavoro con pazienti over 60 sfata questa credenza e rivela come la terza età non sia il capolinea della sessualità e del desiderio. Anche se l’idea di una vita sessuale in età senile può suscitare sentimenti di disagio o essere ritenuta fuori luogo dalle generazioni più giovani, si tratta di una naturale espressione di sé, a prescindere da quanti anni si hanno.

Le persone anziane hanno rapporti sessuali, ma perché è così difficile pensarlo?

La società odierna è prevalentemente orientata su giovinezza, competitività, efficienza ed apparenza. L’idea che le persone anziane possano avere rapporti sessuali non richiamerebbe così l’immagine di vitalità, energia e bellezza celebrata ed esaltata dai mass-media e dal retaggio culturale moderno.

Non piace pensare alla vita sessuale degli anziani o è difficile considerare che esista soprattutto quando si tratta dei propri genitori o nonni. Non si vuole pensare a loro “in quel modo” per motivi che, secondo la prospettiva psic

19/12/2016

DEPRESSIONE – Spiegando la mia depressione a mia madre: una conversazione

Opera originale: “Explaining my depression to my mother: A conversation” di Sabrina Benaim

«Mamma, la mia depressione è un mutaforma. Un giorno è piccola come una lucciola nel palmo di un orso, il giorno successivo è l’orso. In quei giorni mi fingo morto fin quando l’orso non mi lascia in pace. I giorni difficili li chiamo “giorni bui”.»

Mamma dice: «Prova ad accendere delle candele.»

Ma quando vedo una candela vedo l’interno di una chiesa, il barlume di una fiamma, scintille di una memoria più giovane di mezzogiorno. Sono in piedi accanto alla sua bara aperta. E’ il momento in cui comprendo che tutti quelli che conoscerò prima o poi moriranno.

«Vedi mamma, non ho paura del buio… forse questa è una parte del problema.»

Mamma dice: «Pensavo che il problema fosse che non riesci ad alzarti dal letto.»

«Non posso, l’ansia mi tiene in ostaggio dentro casa mia, dentro la mia testa.»

Mamma dice: «Da dove viene quest’ansia?»

«L’ansia è il cugino in visita da fuori città che

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13/12/2016

ANSIA – Genitori ansiosi o bambini stressati?

8 modi per gestire la situazione

Stati d’ansia o esperienze di stress sono sempre più comuni anche nei bambini. Come si possono aiutare i propri figli ad affrontare questi stati emotivi?

1. Incoraggiare i bambini ad affrontare ed esprimere le paure

Quando si prova paura, cercare di evitarla può diventare un automatismo. Tuttavia, fuggire dalle situazioni ansiogene contribuisce a mantenere alto il livello d’ansia. Invece, quando un bambino vive e sperimenta i propri timori, l’ansia percepita si riduce spontaneamente nel tempo. Il corpo umano non è programmato per rimanere in uno stato d’ansia per lunghi periodi, infatti, l’agitazione si riduce entro 20-45 minuti se si sceglie di affrontare la situazione ansiogena. E’ inoltre fondamentale invitare il bambino ad esprimere il proprio stato d’animo ed essere aperti e disponibili all’ascolto. Se il bambino sente preoccupazione o spavento non è di alcun conforto rispondergli “No, non lo sei!”. In questo modo gli si fa credere che non lo si sta ascoltando e, peggio ancora, si consolida il lui la percezione che nessuno sta capendo il suo stato d’animo.

18/11/2016

COMPULSIONE A SPENDERE – Compro quindi sono

Come resistere all’impulso di “spendere, acquistare e consumare”?

Attualmente sempre più prodotti non sono venduti per le loro caratteristiche tecniche o utilitaristiche, ma piuttosto per il temporaneo sollievo psicologico che procurano. Molte persone fanno affidamento sullo “spendere, acquistare e consumare”, fino ad esserne anche dipendenti, come fosse una sorta di “stampella psicologica”. Attraverso gli oggetti si tenta di comprare un’immagine di sé e definire il proprio valore. Gli oggetti di consumo si trasformano così in dichiarazioni di qualità personali. È una questione di identità, immagine e valore che si attribuisce a se stessi attraverso ciò che si acquista, un modo per definire se stessi, compensare mancanze, gestire emozioni o sostituire un senso di vuoto interiore. L’avere sostituisce l’Essere.

  1. Essere presenti e consapevoli dell’impegno verso se stessi

Fare ricorso a strategie pratiche che possono essere utilizzate quotidianamente per affrontare l’emergenza dell’impulso ad acquistare. Una tecnica può essere, ad esempio, quella di scrivere un diar

27/10/2016

PERDERE – Gratta e vinci: compulsivi per legge

Propongo questo video per mettere in luce alcuni aspetti psicologici sui quali fanno leva le campagne pubblicitarie sul gioco d’azzardo. Il fenomeno della dipendenza da gioco è in costante aumento provocando disagi e problematiche individuali, famigliari e sociali.

Vorrei inoltre sottolineare che, intrinseco all’approccio psicologicamente manipolatorio di questa forma di pubblicità, si annida un altro e più complesso problema. Il gioco d’azzardo, in tutte le sue forme, costituisce una vera e propria trappola per le persone fragili, in difficoltà emotiva ed economica. Ciò detto, chi propone questa forma di “svago” si premura esclusivamente di vendere il proprio business, incurante delle gravi conseguenze per la salute psicologica e dei costi di recupero, sia in termini economici che di impegno individuale per riconquistare gli affetti e le relazioni che la dipendenza da gioco strappa alla vita. Se si considerassero tutti questi aspetti si vedrebbe allora la realtà: il gioco d’azzardo è perdere, è smarrirsi, è un grande debito per tutti. Un business che viene dunque perpetrato ai danni della salute delle persone e della collettività.

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10/10/2016

DIPENDENZE – Bisogno di cibo e fame d’amore

Quando il cibo sostituisce il vuoto affettivo

Quando si ha un rapporto difficile con il cibo vi è una buona probabilità che vi sia anche una storia di rapporti affettivi che non hanno funzionano bene o non sono stati soddisfacenti. A questo si aggiunge la tendenza ad ossessionare e ad essere eccessivamente richiedenti con il proprio partner, ritenendolo la sola persona al mondo che può dare sicurezza e sopperire all’angoscia di solitudine. Si può avere la sensazione di essere vivi e stimati solo quando si pensa di essere innamorati… ma le relazioni faticano a sopravvivere e continuano a cadere a pezzi una dopo l’altra.

Quando la situazione precipita, può capitare di rivolgersi al cibo per sentirsi “meglio”. L’ex partner potrebbe non essere presente, ma forse una confezione di gelato al cioccolato contribuisce ad alleviare la solitudine. Con buona probabilità ci si potrebbe sentire dipendenti dal proprio “cibo di confort”, che si tratti di gelato o qualcos’altro naturalmente. Calmare il dolore per un disastro sentimentale raggomitolandosi sul divano, chiudendosi in se stessi, con una grossa porzione del proprio “cibo di confort” può sembrare un cliché, ma la connessione tra cibo e amore, tra

28/09/2016

Monkey Mind – La ruminazione mentale

Spesso la vita di tutti i giorni porta in sé ansie e preoccupazioni e di conseguenza la mente è impegnata in un “chiacchiericcio” incessante. Può accadere di ritrovarsi imprigionati in un circolo vizioso di ruminazioni in cui si continuano a ripetere interiormente emozioni e ricordi angosciosi.

Così come un criceto intrappolato sulla ruota di un dolore emotivo che corre senza mai arrivare in nessun luogo, la ruminazione mentale non dà accesso a nessuna nuova visione delle cose che possa risanare le ferite psicologiche.

Gli orientali utilizzano il termine “monkey mind”, traducibile letteralmente in “mente di scimmia” per descrivere il carattere instabile, inquieto ed incontrollabile del logorio mentale. Una semplice e basilare meditazione per interrompere la “monkey mind” è prestare attenzione al proprio respiro; divenire consapevoli dell’inspirazione e dell’espirazione. Con la pratica regolare di questo semplice esercizio si radica la mente nel momento presente, il qui ed ora, per ristabilire la chiarezza mentale e la calma, piuttosto che inserire il pilota automatico e farsi guidare da esperienze passate negative o dalle aspe

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23/09/2016

CONDIZIONAMENTI – La conoscenza di sé e il “bambino del passato”

Gli adulti sono lo specchio del mondo dei bambini

In difesa dei bambini che siamo e che siamo stati

In genere la nostra cultura tende a sminuire il bambino e quello che prova e sono pochi coloro che sfuggono a questo modo di pensare. È inevitabile che genitori e i caregiver (coloro che si prestano alle cure educative del bambino) siano portatori di atteggiamenti derivati dalla cultura dominante e per questo non li si può ritenere colpevoli di comportamenti che riflettono soltanto tendenze della società.

La nostra cultura esprime costantemente un giudizio morale sui bambini, dividendoli in “buoni” e “cattivi”. Il mondo degli adulti pretende che i bambini si assumano alcune piccole responsabilità a riconoscimento delle cure e delle “comodità” concesse, ma la pretesa degli adulti impone al bambino di non rispettare la responsabilità che il bambino stesso ha verso il proprio mondo. E’ luogo comune ritenere che i bambini vivano una vita felice, spensierata e senza problemi. In realtà il bambino affronta anche periodi di crisi, di ev

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12/09/2016

ADOLESCENZA – Alcolismo giovanile: l’illusione di potersi accettare

Il fenomeno dell’alcolismo non esclude adolescenti e pre-adolescenti che, influenzati da pressioni sociali, mediatiche e pubblicitarie, si avvicinano all’alcol ricercando intenzionalmente l’ebrezza fino ad ubriacarsi.

Tra le nuove forme di consumo ha preso sempre più piede tra i giovani il Binge Drinking, ovvero l’abbuffata alcolica, in cui ragazzi e ragazze ingeriscono intenzionalmente e in poco tempo differenti bevande alcoliche fino a perdere il controllo. Tra i motivi di questo comportamento c’è un bisogno adolescenziale di star bene con gli altri e di integrarsi socialmente, ma anche un modo per ricercare sollievo, disinibizione o per allontanare problemi, insicurezze e sentimenti di inadeguatezza personali, considerando l’alcol una sorta di rimedio per fuggire dalla solitudine o da stati d’animo negativi.

Un altro approccio estremo è la Drunkoressia. I giovani, soprattutto le ragazze, bevono molto fino ad anestetizzarsi per annullare il senso di fame e l’inquietudine emotiva. Questi adolescenti rinunciano intenzionalmente al cibo per compensare l’apporto di calorie che intendono a

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10/08/2016

INFELICITÀ – Gli 8 Atteggiamenti negativi dell’infelice cronico

Gli 8 atteggiamenti che predispongono all’infelicità cronica

Talvolta nella vita tutti noi sperimentiamo pensieri negativi. Come gestiamo i nostri atteggiamenti può determinare la differenza tra la fiducia o la paura, la speranza o la disperazione, la padronanza o il vittimismo, la vittoria o la sconfitta. Molteplici studi hanno rivelato come gli atteggiamenti negativi cronici possono andare a discapito della salute, della felicità e del benessere. Qui di seguito riporto otto pensieri negativi comuni alle persone cronicamente infelici, estratti dalle ricerche del Prof. Preston Ni.

1. La conversazione autolesionistica

Il linguaggio autolesionista è costituito da messaggi, inviati a noi stessi, che riducono la propria fiducia, debilitano le proprie capacità, abbassano il proprio potenziale rendimento e in ultima analisi, sabotano il proprio successo.

Il classico esempio di dialogo autolesionistico include frasi che incominciano con: 

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10/07/2016

BINGE – Il ciclo Diet-Binge

10 suggerimenti per reclamare il proprio corpo

Cos’è il Binge Eating Disorder 

Il Binge Eating Disorder, o sindrome da alimentazione incontrollata, è un disturbo psicologico del comportamento alimentare che spinge il soggetto a compiere grandi abbuffate, in modo veloce e vorace, finché non è completamente sazio (sazietà percepita)

Nonostante tutto quello che gli annunci e le pubblicità di diete o prodotti per la linea dicono, entrare in un bikini “taglia zero” non dovrebbe essere il principale scopo nella vita. Né questo falso obiettivo aiuterà a raggiungere la gioia, l’autostima, la serenità o la fiducia in voi stessi. La nostra cultura pone una tale enfasi sull’apparenza che è difficile non lasciarsi influenzare da quella che è soltanto una versione, un’interpretazione della bellezza secondo la società moderna. Una proiezione ideale sostenuta dalla pubblicità e dai Media che a loro volta sono approvvigionati dall’industria multimiliardaria delle diete e dei prodotti associati.

Molte persone si parago

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23/06/2016

DIFFERENZE – Psicologo, Psicoterapeuta, Psicoanalista, Psichiatra

Definizione e compiti professionali

1. Lo PSICOLOGO, se è solo psicologo, non è autorizzato a fare alcun tipo di psicoterapia. Dovrebbe occuparsi della sola psicologia attiva, di psicologia di comunità e delle organizzazioni, ecc…

Spesso le persone dicono: “devo andare dallo psicologo” e intendono invece dire che desiderano fare una psicoterapia. E’ una confusione che può nuocere molto.

2. In Italia, tutti i professionisti che fanno terapia psicologica, cioè senza utilizzare farmaci, si chiamano per legge, PSICOTERAPEUTI ma tra di loro ci sono differenze sostanziali. Quindi passiamo ai punti successivi.

3. Il terzo punto è la differenza tra chi ammette l’importanza dell’INCONSCIO nella formazione dei sintomi e chi non la conosce o non la considera. I primi appartengono all’area della PSICOANALISI pur con una serie di distinguo, e ritengono che per atten

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14/05/2016

LUDODIPENDENZA – Il Binge-Gambling. Un’altra faccia del Gioco d’Azzardo

Che cos’è, come si innesca e quali sono le differenze rispetto alla dipendenza cronica

La maggior parte di voi leggendo il titolo di questo articolo avrà associato il termine Binge al noto disturbo che comporta grosse ed irrefrenabili abbuffate di cibo (Binge Eating) o di alcolici (Binge Drinking). Tali comportamenti sono ben noti nella letteratura psicologica e anche nella cultura popolare. Un disturbo meno noto ma con molte dinamiche in comune coi due precedenti è il ciclo Binge nel gioco d’azzardo (Binge-Gambling). Ci sono molte analogie con gli altri comportamenti Binge, inclusi la perdita del controllo, l’alterazione dell’umore, il conflitto personale, i sintomi di astinenza,  la negazione, ecc..

Tuttavia ci sono anche delle chiare distinzioni da fare.

Mentre la quantità di alcol e cibo possono essere quantificate e misurate in termini di fattori fisici (ad esempio l’efficienza organica, il peso, il tasso metabolico) e sono quindi soggetti a limitazioni fisiche,  la quantità di denaro speso al gioco d’azzardo, seppur anch’essa limitata, è legata alla disponibilità di denaro del giocator

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12/04/2016

SALUTE – Mens sana in corpore sano

Il disagio psichico, affettivo o emotivo si esprime anche attraverso il corpo

C’è un antico detto ormai popolare del poeta romano Giovenale che recita: “mens sana in corpore sano”.

La salute del corpo è infatti indissolubilmente legata alla salute della mente e viceversa. La società, sempre più di impronta materialista, ha fatto dimenticare questa basilare e imprescindibile cultura dell’Essere al centro del proprio mondo e “comandante” principale del proprio corpo. Si ha sempre più l’abitudine a vedere se stessi soltanto come il proprio corpo. Tale grave dissociazione consente una visione soltanto parziale della nostra complessità.

Di seguito un interessante articolo in proposito. Buona lettura!

Dott.ssa Marcella Caria


Certe emozioni dolorose e intollerabili possono provocare uno stato di iper-attivazione persistente costringendo il corpo a mantenere una condizione di emergenza conti

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14/03/2016

DEPRESSIONE – I tre volti della depressione

La maggior parte delle persone usa la parola “depressione” per descrivere molte esperienze distinte e separate quali il dolore, la delusione, momenti di infelicità, la reazione ad un evento spiacevole ecc…

Quando utilizzo il termine “depressione” mi riferisco alla “depressione clinica”, il tipo di sofferenza mentale ed emotiva che viene diagnosticata da uno specialista della salute (psicologo, psicoterapeuta, medico psichiatra). Ho visto tante persone depresse nel corso degli anni e sulla base della mia esperienza ritengo plausibile delineare le radici della loro sofferenza in tre differenti aree, che non sempre sono da considerarsi distinte ma spesso si sovrappongono e si mescolano in vari modi.

Di seguito propongo una riflessione su 3 tipi di depressione e sulle loro origini, con l’intenzione di delinearne meglio le caratteristiche.

1. La rabbia post-bellica

A cominciare da Freud, gli psicoterapeuti hanno frequentemente notato il collegamento tra rabbia e depressione descrivendo questo specifico stato emotivo come “la rabbia rivolta all’interno”.

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08/02/2016

INSUCCESSO – L’insuccesso, un severo maestro di vita

L’insuccesso è un’esperienza umana molto comune, nessuno di noi arriva all’età adulta senza aver sperimentato il fallimento e senza essersi confrontato con il proprio modo di reagire alla sconfitta. A tutti capita di sbagliare o non raggiungere un obiettivo prefissato. La reazione personale a queste situazioni risulta fondamentale per la realizzazione nella vita. La nostra felicità, il nostro benessere, individuale e collettivo, dipende anche da questo. Il fallimento ferisce, delude sempre, ma rappresenta anche un’esperienza formativa, educativa ed indispensabile alla crescita se si comprende cosa è necessario fare di diverso per il proprio futuro. Per questo è importante capire quali reazioni e conseguenze ha su di sé l’insuccesso, quali sono le ferite psichiche che provoca e quali sfide emotive si devono affrontare per risanare la propria identità psicologica. Quando viviamo l’insuccesso la nostra salute psicologica si trova davanti ad un pericolo e alla necessità di prendersi cura di se stessi.

Gli insuccessi infliggono ferite psicologiche che agiscono su determinati aspetti del sé:

1_ danneggia

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17/01/2016

LUTTO – L’intervento psicologico al malato terminale

La realtà della malattia in fase avanzata e terminale si presenta con caratteristiche di complessità e multi-dimensionalità, definibili come il risultato di una serie di fattori biologici, psicologici e sociali, non scindibili tra loro. Ciascuno di essi assume significato proprio perché connesso inestricabilmente agli altri. I diversi aspetti, sia organici che psicologici, sono vissuti con molta intensità dal malato e dalle persone a lui vicine. E’ pertanto evidente come la competenza psicologica sia importante per poter sviluppare la capacità di saper contenere ed elaborare tensioni e sofferenze nel modo migliore possibile.

Il paziente terminale è un individuo che vive la vicinanza alla morte e per questo si trova alle prese con l’esperienza più grande e importante di tutta la vita. In lui non sono presenti solo le necessità di chi è malato, ma anche i bisogni del morente. In tal senso l’intervento va colto nella sua dimensione globale ed olistica e deve necessariamente collocarsi al servizio della soggettività del paziente, spostando l’attenzione dalla malattia alla persona del malato e ai suoi vissuti emotivi.

Il bisogno di “essere qualcuno”:

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20/12/2015

NATALE – Infelicità natalizia: alcuni accorgimenti per cambiare prospettive

9 riflessioni per cambiare il proprio “umore nero”

Le festività natalizie possono essere molto difficili per le persone che provano infelicità, malinconia, depressione. Secondo una statistica di recente pubblicazione, negli Stati Uniti il 45% degli intervistati dichiara di temere il periodo natalizio e di provare difficoltà emotive ricorrenti durante questo momento dell’anno.

Il freddo austero dell’inverno, il clima di festa natalizia non sempre condiviso o altri motivi possono rendere la fine dell’anno un momento difficile per chi sta affrontando sfide emotive o di relazione. Una delle cause principali di questo diffuso “umore nero” è da ricondurre alle proprie aspettative fiabesche di difficile realizzazione.

Risuonano ancora i sublimi desideri del “bambino del passato”, in grado di canalizzare l’immaginazione attraverso la magia di addobbi, luci, colori, tradizioni religiose e diverse attività natalizie, che trasformavano le proprie fiabesche aspe

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08/12/2015

NATALE – Bambini ingordi di regali

6 modi per evitare il Christmas Gift Binge

Molte persone vivono per vedere comparire lo spettacolo di pura gioia sul volto dei propri figli e nipoti. Per coloro che celebrano il Natale, scartare i regali rappresenta una di quelle occasioni. L’apertura dei regali può essere un momento in cui i bambini manifestano delusione spostando l’attenzione da ciò che hanno ricevuto, fino a lamentarsi per ciò che non hanno. In questi casi diversi fattori psicologici, sociali e ambientali si combinano e possono generare il Christmas Gift Binge – traducibile come abbuffata di regali natalizi – che si distingue per la spiccata ingordigia materiale e la mancanza di apprezzamento.

Di seguito alcune riflessioni per salvare i bambini e orientare gli adulti a non rimanere invischiati nel Christmas Gift Binge, un’autentica sindrome da avidità natalizia. Il proposito è di educare i bambini a riconoscere che non sono mai le cose che compriamo il fondamento della nostra gioia.

1. Moderare l’avidità natalizia

Il Natale non dovrebbe

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20/11/2015

SENSO DI COLPA – Il peso psicologico del senso di colpa

Il senso di colpa irrisolto ed i suoi effetti malsani

La funzione primaria del senso di colpa è di avvertire noi stessi che abbiamo fatto o stiamo per fare qualcosa che va contro i nostri principi (ad esempio comprare qualcosa che non rientra nel budget, giocare ai videogiochi invece di lavorare, imbrogliare, ecc…) o nuoce direttamente o indirettamente a qualcuno.

Grazie alla sua sgradevolezza il senso di colpa svolge la fondamentale funzione di preservare le nostre relazioni personali, familiari e di comunità. Ad esempio, quando feriamo una persona con un comportamento aggressivo o irrispettoso, il senso di colpa ci avverte della sua fragilità compromessa, riporta all’attenzione la sua importanza e induce a scusarci per il bisogno di riparare la relazione.

Prima di considerare il senso di colpa per il suo ruolo costruttivo originale è bene comprendere che non tutte le dinamiche scaturite dal senso di colpa possono essere benefiche a lungo termine. Se in giuste dosi il senso di colpa può essere d’aiuto e costruttivo, in dosi più elevate diviene un predone che avvelena la serenità e le relazioni a noi più care.

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12/10/2015

RAPPORTO DI COPPIA – Risposta alle domande più frequenti

Le dinamiche dell’innamoramento nel rapporto di coppia

Ci si innamora per caso?

Spesso ci succede di essere attratti in modo quasi immediato di una persona che magari conosciamo da poco tempo.

Perché si innescano questi meccanismi per cui due individui si attraggono inconsapevolmente?

L’attrazione, per capirci la chimica, non nasce per caso! Si è già predisposti inconsciamente a quel tipo di persona (non a quella persona ma a quel tipo di persona). Da un punto di vista psicoanalitico le motivazioni sono riconducibili al proprio inconscio storico.

Cos’è l’inconscio storico?

Ognuno di noi, fin dalla nascita, vive ed alimenta un inconscio parallelo che spesso si incastra e si estrinseca nella vita reale tanto da condizionare le nostre scelte.

Dal terzo anno di vita il nostro  inconscio storico traccia una sorta

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18/09/2015

MAL D’AMORE – L’energia creativa dell’amore

Come si fa a guarire dal mal d’amore, smettere di soffrire se ti sei innamorato e non vieni ricambiato?

Una delle domande che più spesso mi viene rivolta su questo argomento è: “Come si fa a guarire di mal d’amore, smettere di soffrire se ti sei innamorato e non vieni ricambiato?”.

Ci si innamora nel momento in cui si trova una persona che si ritiene con le caratteristiche giuste, quella ideale per se stessi, quella che meglio rappresenta i propri desideri o le proprie aspettative. L’innamorato è attratto della persona con la quale pensa di costruire un nuovo progetto di vita insieme, di chi gli fa intravedere una nuova futura possibile esistenza. Inizia così un momento creativo condiviso e perseguito con il partner. Il soggetto si sente di avere un’affinità profonda con la persona amata e vive l’amore come qualcosa che contribuisce all’armonia del mondo, alla perfezione del “suo” universo.

Se la relazione d’amore non è più condivisa, la persona rifiutata si sente abbandonata e vede tradito il patto d’amore, lo scambio di pro

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10/08/2015

MULTITASKING – Influenze mentali derivanti dall’uso dei Media

Un caso di studio sul Media Multitasking dei ragazzi in via di sviluppo

Cos’è il Media Multitasking o M2?

Il Media Multitasking comporta l’uso di TV, il Web, radio, telefono, stampa, o qualsiasi altro supporto in combinazione l’un con l’altro. Indicato anche come “l’uso dei media simultaneo,” o “multicommunicating,” questo comportamento è emerso come sempre più comune, soprattutto tra i più giovani utenti dei media – Wikipedia

Nota: condivido con voi questo interessante articolo, pioniere di quello che è un argomento sempre più discusso e ancora largamente studiato e in via di sviluppo. L’articolo che vi propongo oggi è da leggere a scopo informativo, come sempre, perché non si vogliono dare giudizi o soluzioni ma soltanto spunti di riflessione e argomenti utili al confronto. Il tema del rapporto con le nuove forme di comunicazione è davvero vasto e molte persone mi hanno chiesto di affrontarlo. Ho deciso di incominciare con questo aspetto relativo all’influenza dell’uso massiccio del Multitasking dei Media nella nostra v

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17/07/2015

MORTE – Osservazioni sulla centralità della morte nell’esperienza di vita

Sebbene la morte fisica ci distrugga, l’idea della morte può salvarci

La paura della morte filtra sempre da sotto la superficie. Ci accompagna per tutta la vita e pertanto erigiamo difese, molte basate sulla negazione, per aiutarci ad affrontare la consapevolezza dell’ineluttabilità della fine dell’esperienza di vita. Ma non possiamo tenerla lontana dalla mente, può esprimersi nelle nostre fantasie e nei nostri sogni, in ogni incubo c’è l’impronta inconfondibile della morte. La transitorietà terrena è ineliminabile.

Esistono molte buone ragioni per le quali dovremmo affrontare la morte nel corso della psicoterapia. Data la necessità di esplorare noi stessi in profondità, del corso e del significato della nostra vita, la centralità della morte nella nostra esistenza, oltre al fatto che la vita e la morte sono interdipendenti, come possiamo negarla o rimandare di affrontare questo tema?

Da sempre gli uomini si sono resi conto che ogni cosa svanisce, hanno paura di questo oblio e devono trovare un modo per vivere nonostante la paura della dissoluzion

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12/06/2015

INSONNIA – Insonnia: un possibile approccio risolutivo

L’approccio costruttivo personalizzabile e la comprensione del disagio

Un buon riposo notturno è fondamentale per la salute. Per alcune persone, purtroppo, una notte insonne è la norma: da una recente indagine più di 12 milioni di persone in Italia soffrono infatti di Disturbi del Sonno.

Per disturbo del sonno si intende quella condizione in cui i ritmi del sonno sono anomali al punto da interferire con il corretto funzionamento fisico, mentale ed emotivo: lo stress o l’ansia possono essere la causa di una notte insonne ed anche di una serie di altri problemi. Insonnia è il termine clinico che descrive la difficoltà ad addormentarsi e/o a mantenere il sonno, a svegliarsi troppo presto senza riuscire a riprendere sonno o all’impossibilità di sentirsi riposati al risveglio.

I disturbi del sonno non dipendono solamente dalle abitudini e dallo stile di vita ma molto spesso hanno origine psicologica. Angoscia, ansia, depressione, stress e preoccupazioni influiscono sul nostro stato d’animo sia nel

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07/05/2015

DISMORFOFOBIA – Il Dismorfismo Corporeo

Le principali caratteristiche e cause del Dismorfismo Corporeo

Ognuno di noi nella vita di tutti i giorni guardandosi allo specchio è consapevole del proprio corpo riconoscendone bellezze o difetti. In alcuni momenti può essere capitato di desiderare una parte del proprio corpo un po’ diversa da quella che è realmente, di pensare ad esempio che le proprie cosce siano troppo grandi, la pelle non sia perfetta o il naso abbia quella irregolarità. Questo tipo di pensiero è piuttosto comune e possibile. Tuttavia diventa un problema quando comincia a governare la propria vita. Si diventa totalmente preoccupati per quella parte del proprio corpo che si pensa non vada bene e queste credenze interferiscono gravemente con la qualità della propria vita. Questo tipo di preoccupazione eccessiva per una parte del proprio corpo, per un difetto fisico reale o presunto, può essere classificato come Disturbo di Dismorfismo Corporeo o altrimenti detto Dismorfismo Corporeo.

L’insorgenza del Dismorfismo Corporeo di solito inizia in adolescenza o in gioventù, periodo in cui le persone sono generalmente più sensibi

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13/04/2015

NORMALITÀ – Essere o non essere?

Normalità e pazzia: la cultura del giudizio e la standardizzazione dell’opinione del giusto

E’ molto diffuso, nella cultura occidentale, il concetto di “normalità”. La persona “normale” è intesa come giusta o sana mentalmente oppure “non pazza”. La pazzia (non normalità) è infatti spesso associata a tutti quei comportamenti o disturbi che non sono allineati alla standardizzazione delle tradizioni sociali e comportamentali territoriali o famigliari.

Esempi di come questa associazione sia di per sé discutibile li si scopre facilmente viaggiando. Accettando di visitare, di prendere in considerazione gli stili di vita di altre culture e tradizioni, è facile incorrere in qualche comportamento che risulti bizzarro agli occhi di chi ha ben radicato nei propri dettami il proprio concetto di normalità. Mentre per un italiano ad esempio ruttare a tavola è un chiaro e volgare segno di maleducazione in altri paesi è considerato un segnale di apprezzamento del cibo, così come mangiare a bocca aperta o emettere suoni durante il pasto, ecc…

Ovviamente la “normalità” non è riferita soltanto al giudizio dei comportamenti di tutti i giorni ma soprattutto a quelli che sono i modi di p

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08/03/2015

SEPARAZIONE – Separazione & Figli: gli 8 fattori protettivi

Di fronte alla separazione dei genitori quasi tutti i figli sono tristi. Questo non significa che saranno inevitabilmente infelici per una vita intera. Infatti, la grande maggioranza non si troverà, negli anni successivi, in condizione di svantaggio rispetto alle famiglie intatte per ciò che riguarda, ad esempio, le capacità relazionali, il successo a scuola o nel lavoro. Questo è stato dimostrato da due ampie ricerche statunitensi sulle dinamiche del divorzio, che hanno accompagnato ed osservato figli di genitori separati nell’arco di decenni (Hetherington e Kelly, 2002; Wallerstein, Lewis e Balkeslee, 2000). Questi studi hanno però anche riscontrato che nei figli di coppie separate sussiste un maggior rischio di problematicità e difficoltà nel gestire la propria vita se i genitori non si attengono ad alcune regole di comportamento.

Per mantenere la serenità e il benessere, anche futuri, dei propri figli, i genitori devono compiere maggiori sforzi di quelli che sono necessari nelle famiglie intatte. Se i genitori ci mettono quest’impegno, non hanno nulla da rimproverarsi per il fatto che la famiglia che avevano creato si è dissolta.

I seguenti “fattori protettivi” agiscono in

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12/02/2015

INFANZIA – Il ruolo materno nello sviluppo infantile

Le cure e l’amore materno rappresentano un elemento fondamentale nello sviluppo psicologico esercitando un ampio effetto positivo sullo sviluppo cognitivo, emotivo e sociale del bambino.

“Dove c’è un bambino vi sono anche delle cure materne che lo tengono in vita”. Con queste parole lo psicanalista inglese Donald Winnicott sintetizza il suo pensiero riguardante lo sviluppo psichico e fisico del bambino. È importante quindi considerare il ruolo della madre come centrale per la crescita: a lei spetta il compito di fornire gli strumenti necessari al neonato per seguire l’evoluzione e la maturazione cui egli è geneticamente predisposto. E’ possibile pertanto affermare che la madre è insostituibile e primaria per lo sviluppo e l’emancipazione del proprio bambino, infatti, grazie alla sua sensibilità, precede, interpreta e fronteggia efficacemente i bisogni del figlio favorendo le condizioni necessarie al suo sviluppo fisico e psicologico.

La madre risulta capace di anticipare e provvedere alle necessità del figlio favorendo le condizioni indispensabili al s

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27/01/2015

DEPORTAZIONE – Il trauma psicologico della deportazione

Il rientro a casa e la necessità di esternare per riconquistare un’identità

Quando finalmente i Lager nazisti vennero aperti, dopo la liberazione da parte degli Alleati nel 1945, quelle che si potrebbero definire le felici circostanze della finita prigionia sono state invece per i deportati dense di sofferenza. Le numerose testimonianze ci raccontano come la desiderata libertà e il ritorno a casa racchiudono numerose difficoltà. Gli ostacoli non riguardano solamente il tentativo di riacquistare le forze fisiche perdute, ma di ritrovare le energie psichiche per affrontare la ricostruzione della propria personalità. La liberazione concreta e l’uscita dal Lager non coincidono con la liberazione della persona: il rientro a casa, il bisogno di ristabilire i contatti con il mondo e le persone, la necessità di essere come gli altri e di essere accettati dagli altri sono le tappe di un lungo cammino verso la riconquista della propria dignità. Dominati da un enorme edificio di violenza e minaccia, gli ex deportati percepiscono, una volta liberati, di essere stati derubati della propria identità: la prigionia ha trasformato i pensieri e i desideri, tutto si r

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18/12/2014

ADOLESCENZA – Il periodo adolescenziale

L’adolescenza è un momento di inevitabile crisi e cambiamenti che coinvolgono i giovani e la famiglia

L’adolescenza può essere definita come una vera e propria rivoluzione che investe sia gli aspetti fisiologici sia quelli psichici.

Le parole chiave di questo periodo sono “cambiamento” e “crisi”

La crisi diventa l’occasione di una trasformazione dell’identità dove l’intero mondo dei riferimenti muta, coinvolgendo al tempo stesso emozioni, sentimenti, cognizioni e sensazioni dell’adolescente, che ora s’interroga freneticamente alla ricerca di se stesso. I cambiamenti puberali, con il loro carico di trasformazioni anatomiche e fisiologiche, inaugurano l’adolescenza: il/la ragazzo/a perde le certezze del proprio corpo e i bruschi e vistosi cambiamenti di natura qualitativa fanno si che non si riconosca più.

È un periodo caratterizzato dalla caduta di tutte le certezze acquisite in precedenza ed è per questo che l’adolescente necessita di una reinterpretazione di se stesso, che gli restituisca un senso di quiete ed

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10/11/2014

DISPOSOFOBIA – Smarrire l’identità tra i propri oggetti

“Senza queste cose, non sono nulla” – Un paziente disposofobico

Nella maggior parte delle società occidentali, l’interazione tra le persone e ciò che possiedono rappresenta un’aspetto centrale della vita. Si possono trovare casi di disposofobia in ogni parte del mondo e se ne hanno tracce descrittive già a partire dal XIV secolo. La disposofobia però non è mai stata così tanto diffusa e visibile nelle culture occidentali come adesso. L’abbondanza di oggetti poco costosi e la diffusione della cultura consumistica la rendono il disturbo del decennio.

Per molte persone è una gran fatica disfarsi delle proprie cose, anche delle più inutili, così tante volte oggetti rotti o inutili si accumulano nei cassetti, negli armadi e nelle soffitte. In questo articolo non intendo però parlare di una “innocente” tendenza, ma desidero tracciare il confine psicopatologico di quei soggetti che sono in grado di trasformare un appartamento altrimenti spazioso in un dedalo di stretti corridoi tra pile di cianfrusaglie e cumuli di oggetti.

Che cos’

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14/10/2014

BIOENERGETICA – I sette segmenti del corpo

Lo sviluppo psicologico dell’individuo: la personalità di base si intreccia con le inevitabili influenze dell’ambiente

Gli stress e i conflitti emotivi sono rappresentati nel corpo che diventa la chiave per arrivare a conoscere ciò che comunemente è chiamato carattere.

Wilhelm Reich, medico e psichiatra austriaco, allievo di Sigmund Freud, integrando le scoperte della psicoanalisi e sulle nevrosi e partendo dal concetto di energia libidica, sviluppò il concetto di energia orgonica, una forma di energia vitale che scorre liberamente lungo tutto il corpo. Questa energia è essenziale sia per una naturale interazione fra corpo e mente, sia per il controllo degli stati fisici e di quelli mentali. La quantità di energia di cui si dispone e l’uso che se ne fa determinano il modo in cui rispondiamo alle situazioni della vita: il libero scorrere dell’energia vitale si traduce in uno stato di piacere e gioia di vivere, viceversa rigidità e tensione limitano l’emotività e la libera espressione dei sentimenti.

Reich, rilevando una relazione tra processi psichic

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05/09/2014

PERSONALITÀ – Sviluppo affettivo e ambiente

I tre momenti dello sviluppo della personalità

Lo sviluppo dell’individuo, dalla nascita fino all’età adulta, può essere descritto come un passaggio graduale che va dalla condizione di totale dipendenza verso l’indipendenza. Questo cammino è stato studiato e descritto dallo psicoanalista inglese Donald W. Winnicott e suddiviso in tre importanti momenti di crescita:

1. Dipendenza assoluta

L’infante è completamente dipendente per la propria sopravvivenza dalle cure materne e non ne ha alcuna consapevolezza essendo incapace di distinguere l’altro da sé;

2. Dipendenza relativa

Il bambino inizia ad essere consapevole di una qualche separazione tra sé e l’altro e così scopre la sua dipendenza. È uno stadio d’adattamento ad un graduale venir meno dell’adattamento materno, che deve essere calibrato in base alla rapidità degli sviluppi manifestati dal bambino. Compare l’ansia legata alla capacità di co

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07/08/2014

AMORE – Estratto da: L’arte di amare di Erich Fromm

Amore: la risposta al problema dell’esistenza umana

L’amore è un sentimento attivo, non passivo; è una conquista, non una resa. Il suo carattere attivo può essere sintetizzato nel concetto che amore è soprattutto “dare” e non ricevere.

Che cosa significa dare?

La risposta sembra semplice, ma in realtà è carica di ambiguità e di complicazioni. Il malinteso più comune è che dare significhi “cedere” qualcosa, essere privati, sacrificare.

La persona il cui carattere non si è sviluppato oltre la fase ricettiva ed esplorativa, sente l’atto di dare in questo modo. Il “tipo commerciale” è disposto a dare, ma solo in cambio di ciò che riceve; dare senza ricevere, per lui significa essere ingannato. La gente arida sente il dare come un impoverimento. La maggior parte degli individui di questo tipo, di solito sì rifiuta di dare. Alcuni trasformano in sacrificio l’atto di dare. Sentono che solo per il fatto che è penoso dare, si dovrebbe dare; la virtù, per loro, sta nell’accettare il sac

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